L’IRC e l’attività fisica

I due pilastri fondamentali della vita dell’uomo sono rappresentati da nutrizione ed attività motoria.
Proprio quest’ultima ha permesso l’evoluzione dell’uomo: è stata fondamentale la capacità di muoversi per trovare cibo, fuggire o combattere.

L’attività fisica risulta un elemento chiave nella vita dell’uomo ed è una risorsa imprescindibile sia nella prevenzione che nella terapia delle malattie croniche. Migliora molti aspetti del funzionamento del nostro corpo: dalla pressione arteriosa al metabolismo del glucosio e dei lipidi, dallo stato nutrizionale alla funzione endoteliale.

Purtroppo la società attuale ha uno stile di vita fortemente sedentario, considerato quasi un privilegio, e questo aumenta il rischio di ammalarsi e di morire.

Se poi aggiungiamo che il nefrologo, per formazione culturale (superata) e per scarsa conoscenza, vede l’attività fisica come qualcosa di incompatibile con la patologia renale allora capiamo il perche oltre l’80% dei pazienti affetti da patologa renale sia sedentario. Ed anzi uno degli effetti di questo condizionamento è la scarsa attenzione allo stato funzionale (capacità di cammino, forza, equilibrio…) dei nostri pazienti nefropatici da parte del nefrologo stesso.

Figura 1

Per fortuna, la medicina basata sulle evidenze, e di conseguenza le linee guida, sta producendo dati forti a sostegno degli effetti favorevoli dell’attività fisica nei pazienti con insufficienza renale cronica.

Figura 1

Utile ed efficace sia nella prevenzione che come trattamento in tutte le fasi della patologia renale – soprattutto in soggetti che seguono una dieta a basso contenuto proteico, compresi i pazienti anziani- l’attività fisica può rappresentare un importante stimolo anabolico che favorisce l’uso dei nutrienti e contrasta la perdita di massa muscolare magra.

L’attività fisica = un vero e proprio farmaco!

L’attività fisica deve essere considerata un vero e proprio farmaco e, come tale, è fondamentale che ognuno segua un programma adatto alle proprie capacità di base.

E’ chiaro però, e deve essere ribadito, che non è l’attività fisica ad essere pericolosa ma la sua dose, che dovrà pertanto essere opportunamente adattata alle condizioni cliniche del soggetto.
La valutazione funzionale di ogni paziente, come pure la collaborazione del nefrologo con esperti del movimento, sono fondamentali per realizzare programmi di attività personalizzati e sicuri.

Esistono però principi generali che uno può seguire per iniziare autonomamente.

Figura 2
Figura 2

L’esercizio fisico o attivitá fisica può essere diviso in due grandi comparti: uno relativo al potenziamento della forza muscolare ed uno relativo alla resistenza. Questi due comparti esercitano diversamente la loro funzione preventiva e sono entrambi necessari.

Cosa fare?

“Poco, lento e continuo”. Da tenere presente che “poco é comunque molto più di niente”.

A titolo di esempio, per un sedentario cronico, anche 10 minuti di cammino al giorno rappresentano già un livello sufficiente di partenza, in grado di provocare adattamenti iniziali, positivi e significativi. Il progressivo (e soprattutto sostenibile) incremento della dose, permetterà poi di non innescare mai il dolore né la troppa fatica. Al contrario, la percezione della “facilità” dell’esercizio farà sentire un senso di adeguatezza e motivazione a continuare a fare la nuova attività: la motivazione é la molla più potente per la prosecuzione o meno di una qualsiasi attività.

Figura 3

Negli esercizi di forza possiamo invece iniziare con un semplice elastico ed eseguire un paio di movimenti, come il movimento del vogatore (figura 1) o delle accosciate semplici, alzandosi da una sedia non molto alta per 10-12 volte (figura 2), e con dei push-ups facilitati (figura 3) due o tre volte a settimana a giorni alterni.

10 minuti di cammino quotidiani ed esercizi per la forza effettuati 2-3 volte la settimana costituiscono un ottimo programma da seguire.

Figura 3

Come cita un celebre aforisma di Edison, datato 1903:

“Il dottore del futuro somministrerà meno medicinali, motivando piuttosto i suoi pazienti ad avere cura del proprio corpo, alla dieta, ed alla causa e prevenzione della malattia.”

Bibliografia

  1. Born to run… ma anche per camminare. Attività motoria, il primo pilastro dell’evoluzione umana
    Alessandro Capitanini e David Mariani. Giornale di Tecniche Nefrologiche e Dialitiche 2019, Vol. 31(2) 142–145

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